venerdì 30 giugno 2017

Azione, non Dialogo.


Pubblichiamo il numero di Luglio 2017
di "Radicati nella fede"

AZIONE, NON DIALOGO.




AZIONE, NON DIALOGO.
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno X n° 7 - Luglio 2017

  Tutta la Rivoluzione, scoppiata in questi decenni in casa cattolica, è avvenuta in nome del dialogo.  La nuova chiesa si è concepita in contrapposizione alla Chiesa del passato proprio in nome del dialogo: ti dicono che la Chiesa prima del Concilio era una chiesa in difesa, mentre ora la Chiesa ha capito che bisogna aprirsi, aprirsi in un dialogo continuo con il mondo.

  In nome di questo dialogo hanno anche preteso il cambiamento della Messa: la Messa di prima, nella sua sacralità, sarebbe la Messa di una Cristianità in “difensiva”, preoccupata di distinguersi dal mondo; la nuova messa sarebbe, invece, la messa di un cristianesimo in “dialogo”, lievito nascosto nella pasta del mondo.

  Ciò che occorre capire è che hanno cambiato la messa per cambiare il cristianesimo, questo è il punto!

  Avevano già deciso, in tanti e da tempo, di far fare un “balzo in avanti” alla Chiesa cattolica, di renderla più duttile al mondo, ma con la Messa di sempre questa operazione non si sarebbe potuta realizzare compiutamente. La Messa di sempre sarebbe stata l'antidoto contro questa poderosa falsificazione della Chiesa romana in senso liberal-protestante. Allora hanno organizzato l'abbattimento del bastione: una messa nuova per una nuova stagione della Chiesa di Roma.

  Occorre proprio capire questo, perché la reazione sia proporzionata e ordinata: non si può pensare ad un risanamento della Chiesa senza prima operare un rifiuto della riforma liturgica conciliare in blocco.

  Occorre decidere per la messa della cristianità, contro la messa del dialogo.

  Cos'è la messa del dialogo? È la messa dove prevale la parola sull'azione.

  Per fare un cristianesimo in dialogo continuo con tutto e con tutti... in dialogo soprattutto con il mondo moderno, dove tutto è opinione e mai certezza perché per la modernità la verità non esiste... hanno reso la messa un continuo colloquio, un parlare-parlare estenuante, un tradurre-tradurre frenetico; un botta e risposta incessante tra prete e fedeli.

  Una messa così fa un cristianesimo che è parola, che è discorso, ma che non è azione! Ma che se ne fa un uomo, dentro l'azione drammatica della vita, di un cristianesimo ridotto a discorso?
  Sta proprio qui l'esito tragico della nuova chiesa ammodernata nel dialogo: l'insignificanza per il mondo. La chiesa si è trasformata in dialogo con il mondo, ma gli uomini, dentro l'azione drammatica della vita, hanno abbandonato una chiesa che non è azione ma discorso.

  Al centro del Cristianesimo, al cuore del Vangelo, invece, non c'è un discorso, ma un'azione: l'azione di Gesù Cristo che salva gli uomini con il sacrificio della Croce. Dio diventa uomo, muore per noi, paga il prezzo dei nostri peccati, perché siamo salvi. I discorsi di Gesù, i suoi miracoli, sono una preparazione all'azione per eccellenza: la nostra redenzione operata al Calvario.

  Incarnazione-Passione e Morte: ecco l'azione.

  Ed ecco perché la Messa di sempre, quella della Tradizione, è Azione e non discorso.

  Certo, c'è la Parola di Dio, l'Epistola e il Vangelo, ma non prevalgono sul centro della messa, che è il Canone, dove avviene l'Azione, cioè il Sacrificio. Questo è il cuore della messa, e in questo cuore tutto diventa silenzioso: il prete pronuncia sottovoce le parole che fanno l'azione, perché sia evidente che di azione si tratta e non di dialogo.

  Così, con la messa di sempre si evita la più grande falsificazione del cristianesimo operata nella storia: l'annullamento dell'azione divina in parola-discorso umano. Per questo possiamo dire che la Messa della Tradizione custodisce il cuore del cristianesimo autentico.

  Ma c'è qualcosa di più, pensiamo di poterlo dire: la Messa vera corrisponde alla verità della vita.

  La vita, azione drammatica perché è in gioco la libertà dell'uomo dentro la lotta tra il bene e il male, tra Dio e il mondo, tra la Luce e le tenebre, ha bisogno di un'azione che salva e non innanzitutto di un discorso che spiega.

  Per questo il mondo, anche quello moderno, ha bisogno della Messa della Tradizione, dove l'azione prevale potentemente sul discorso.

  L'uomo di tutti i tempi, impegnato nella lotta della vita, ha bisogno dell'azione di Dio e non di una mera spiegazione.

  La Chiesa del dialogo, che vuole con una spicciola psicologia religiosa illuminare qualcosa della vita degli uomini, è una chiesa inconcludente, manca di azione; non può fare un mondo nuovo perché ha annegato l'azione di Cristo nelle sue interpretazioni.

  Ed è per questo che il mondo si è già stancato di lei.

martedì 27 giugno 2017

I video della festa di Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù


FESTA DI NOSTRA SIGNORA 
DEL SACRO CUORE DI GESU'

Vocogno, Domenica 25 Giugno 2017.


Video S. Messa cantata e Processione


Video Omelia


Video Vespri cantati


Le foto









domenica 18 giugno 2017

Festa di Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù



FESTA DI NOSTRA SIGNORA 
DEL SACRO CUORE DI GESU'

Vocogno, Domenica 25 Giugno 2017.


Ore 10.30
SANTA MESSA CANTATA
PROCESSIONE

Ore 15.30
VESPRI CANTATI
CANTO DELLE LITANIE 
DEL SACRO CUORE
BENEDIZIONE EUCARISTICA


Ore 17.00 S. Messa letta

mercoledì 14 giugno 2017

Ai fedeli legati alla Messa Tradizionale...


Domenica 18 Giugno 2017
Vocogno

SOLENNITA' DEL CORPUS DOMINI


Vi invitiamo a vivere con noi
questa giornata
in onore a Gesù Eucaristico

ore 10.30
SANTA MESSA CANTATA
E SOLENNE
PROCESSIONE EUCARISTICA

ore 17.00 S. Messa letta



mercoledì 31 maggio 2017

Chiesa dei Poveri? No, Chiesa Borghese.


Pubblichiamo il numero di Giugno 2017
di "Radicati nella fede"

CHIESA DEI POVERI?
NO, CHIESA BORGHESE.




CHIESA DEI POVERI? NO, CHIESA BORGHESE.
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno X n° 6 - Giugno 2017

  Nell'ideologica lettura della storia della Chiesa nell'ultimo secolo concluso, si pone l'alternativa tra la Chiesa Conservatrice, quella prevalente prima del Concilio, e la Chiesa Aperta, quella vincente dal Concilio in poi. Così, nella semplificazione pubblicitaria a favore della Chiesa moderna, questa alternativa tra il prima e il poi, diventa la contrapposizione tra Chiesa dei ricchi e Chiesa dei poveri.

  Invece la vera alternativa, perché alternativa c'è tra la chiesa di prima e quella di poi - su questo hanno ragione i modernisti e gli ammodernati -; invece l'alternativa vera è tra la Chiesa dei Semplici, poveri o ricchi che siano, e la Chiesa dei Borghesi, poveri o ricchi che siano.

  Questa chiesa che oggi è vincente, i cui membri comandano a tutti i livelli, questa chiesa mostrata dai media, la cosiddetta “Chiesa Conciliare”, non è certo la chiesa dei poveri come si è voluto far credere, è la chiesa dei borghesi.

  Borghese è colui che concepisce la vita a partire da sé. Borghese è colui che parte da sé per costruire la vita. Tutta la Sacra Scrittura parla dei poveri, che sono beati: poveri sono coloro che sperano solo in Dio e non possono sperare in se stessi. Il borghese invece, anche quando è religioso, salva qualcosa di sé; e con ciò che ha salvato giudica e modifica tutto il cristianesimo, morale e fede compresa.
Basti pensare a come in nome della libertà, e della libertà di coscienza, si sia distrutta tutta la morale e pastorale della Chiesa. La libertà borghese reinterpreta così tutti i comandamenti. Per questo i Pastori della Chiesa non dicono più ad alta voce che una cosa è peccato, per non ledere la libertà dei fedeli. Pensiamo a tutta la mortale confusione sul matrimonio, sulla procreazione e sulla legge naturale... ormai la Chiesa non dice più niente, siamo alla desolazione del peccato organizzato.

  Inoltre, lasciatecelo dire, cosa unisce tutta la caotica e confusa compagine di espressioni della “Chiesa Conciliare”: semplicemente il concetto borghese della vita. Altro non la unisce: non troverete una posizione uguale all'altra, ognuno fa veramente ciò che vuole reinventandosi il proprio cristianesimo.

  Paolo VI con l'Humanae vitae reagì profeticamente contro la chiesa borghese... forse troppo tardi. Fu Dio a guidarlo, attraverso la Tradizione..., non se la sentì, contro il parere di molti prelati, di contraddire la tradizione morale della Chiesa Cattolica riguardo alla procreazione e la regolazione delle nascite; riconfermando su quell'aspetto la Tradizione, lì Pietro fu Pietro. Ma fu tutto lì, non si capì che bisognava arginare su tutto il fronte l'avanzata della chiesa borghese.

  Così, nel silenzio/non-assenso, la chiesa borghese non cessò nella sua rivoluzione, che aveva nella nuova messa con le sue condizioni laicali la carta di accesso nella falsificazione della tradizione.

  E la chiesa ancora “sana”, non resistendo allo spirito borghese, si avviò all'autodistruzione che ormai si sta consumando.

  Invece bisognava reagire... ”Siate uomini di Dio, siate uomini di reazione”... diceva il Père Emmanuel André ai suoi monaci, spaventato dal Naturalismo che stava penetrando nella Chiesa a fine '800.
  Per essere di Dio è essenziale reagire al male: non si può abbracciare il bene senza rifiutare il male, è un'illusione tipicamente borghese. È l'illusione della chiesa di oggi, dei suoi Pastori a tutti i livelli della gerarchia. E il rifiuto del male deve essere deciso, pubblico, deve essere una reazione: è proprio ciò che la chiesa di oggi non vuole, e firma così la sua fine, forse la fine del cristianesimo nelle nostre terre.

  Un autore tanto propagandato dai radical chic, ma tanto censurato e non capito dagli stessi, Pierpaolo Pasolini, fu inascoltato quando scriveva:

  “... Se molte e gravi sono state le colpe della Chiesa... la più grave di tutte sarebbe quella di accettare passivamente la propria liquidazione da parte di un potere che se la ride del Vangelo... Essa dovrebbe passare all'opposizione... Dovrebbe passare all'opposizione contro un potere che l'ha così cinicamente abbandonata, progettando, senza tante storie, di ridurla a puro folclore... Riprendendo una lotta che è per altro nelle sue tradizioni (la lotta del Papato contro l'Impero), ma non per la conquista del potere, la Chiesa potrebbe essere la guida, grandiosa ma non autoritaria, di tutti coloro che rifiutano... il nuovo potere consumistico che è completamente irreligioso; totalitario; violento; falsamente tollerante, anzi, più repressivo che mai; corruttore; degradante... O fare questo o accettare un potere che non la vuole più: ossia suicidarsi ”.

  Quando vogliamo la Messa tradizionale, ricordiamoci di rifiutare la chiesa borghese, vera falsificazione della Sposa di Cristo.

  Quando vogliamo la Messa tradizionale, ricordiamoci di volere anche questa reazione; non si possono disgiungere... l'hanno capito quelli che in modo feroce non la vogliono, non sempre quelli che la vogliono.

  O fare questo o accettare il suicidio della Chiesa in mezzo a noi.

martedì 30 maggio 2017

"O saranno capaci del Cielo, o saranno falliti!"


OMELIA PRIME COMUNIONI
Vocogno, Domenica 21 Maggio 2017.


"O saranno capaci del Cielo, o saranno falliti!"
don Alberto Secci


domenica 28 maggio 2017

VOCOGNO: LE PRIME COMUNIONI.


PRIME COMUNIONI
Vocogno, Domenica 21 Maggio 2017



 
Video Santa Messa tradizionale e Prime Comunioni


sabato 20 maggio 2017

MANGIARE FUOCO: la Comunione Riparatrice.


I Venerdì di Maggio a Vocogno

FATIMA: 100 ANNI.


Terzo Venerdì - 19 Maggio 2017
MANGIARE FUOCO: la Comunione Riparatrice.
Don Alberto Secci



sabato 13 maggio 2017

Portate in Cielo tutte le anime: l'espiazione.


I Venerdì di Maggio a Vocogno

FATIMA, 100 ANNI.


Secondo Venerdì - 12 Maggio 2017
Portate in Cielo tutte le anime: l'espiazione.
Don Alberto Secci


sabato 6 maggio 2017

Non celebrare, ma obbedire a Fatima.


I Venerdì di Maggio a Vocogno

FATIMA, 100 ANNI.


Primo Venerdì - 5 Maggio 2017
Non celebrare, ma obbedire a Fatima.
Don Alberto Secci

domenica 30 aprile 2017

Fatima è un fatto, non un'ermeneutica.


Pubblichiamo il numero di Maggio 2017
di "Radicati nella fede"

FATIMA E' UN FATTO,
NON UN'ERMENEUTICA.




FATIMA E' UN FATTO, NON UN'ERMENEUTICA.
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno X n° 5 - Maggio 2017

 Fatima è un fatto, punto e basta.
 Se c'è una cosa che tutti devono riconoscere nel centenario delle apparizioni della Madonna in terra di Portogallo, è che da Fatima non si può prescindere. Sia che tu le riconosca come vere, sia che tu rimanga come un po' in sospeso, da Fatima non puoi esulare: essa segna una “botta” di cristianità in mezzo al secolo più laico che la storia abbia mai conosciuto; segna un emergere della coscienza cattolica, più  puramente cattolica che si possa immaginare, alla vigilia della seconda guerra mondiale e di quella che viene da molti chiamata la terza guerra mondiale, cioè il Concilio Vaticano II e il suo turbolento post- concilio.

 Il fatto stesso che la Chiesa non le abbia sconfessate, ma anzi riconosciute ripetutamente, anche con il pellegrinaggio di suoi tre Papi (il quarto, l'attuale, è in procinto di recarvisi), pone le apparizioni di Fatima al centro della storia della Cattolicità tra '900 e 2000.

 E non è nemmeno necessario chiarire il mistero del terzo o quarto segreto, che tutt'ora permane, per capire che Fatima colpisce al fianco quella falsificazione della vita della Chiesa che si è andata drammaticamente operando in nome dell' “aggiornamento”.
 Basta risentire i primi due segreti, quelli conosciuti con chiarezza, per capire che il Cielo è intervenuto a correggere quel disastro che gli uomini di chiesa avrebbero costruito da lì a poco. La visione dell'inferno, l'annuncio della fine della prima guerra mondiale e poi l'annuncio della seconda, se gli uomini non si fossero pentiti e ravveduti, sono la più solenne dichiarazione che il nuovo cattolicesimo, sfornato negli anni '60, non ha nulla a che fare con la Rivelazione, non ha nulla a che fare col Vangelo di Cristo.

 Viene proprio da dirlo: bastano i primi due segreti per scandalizzarsi, se si è dei cattolici ammodernati!

 Sì, perché Fatima è la solenne riaffermazione che la storia dipende da Dio, proprio da Dio. Che le guerre non sono l'inizio del male, ma l'esito del peccato degli uomini. Fatima ci ricorda che i nostri atti ci seguono; che il tradimento nei confronti di Dio si paga, nella vita personale come in quella pubblica, a meno che non intervenga un salutare pentimento. Fatima, la Madonna a Fatima, parla per i Pastori della Chiesa che non parlano più; avvisa i suoi figli che bisogna riparare l'offesa fatta a Dio e che da questo dipenderà la storia del mondo, delle nazioni e dei popoli, e non solo la vita personale.

 Fatima riafferma l'esistenza dell'Inferno e la sua tragica possibilità, mentre di lì a poco tutta la pastorale della Chiesa ne avrebbe vietato il parlarne. In una parola, Fatima è così limpida come contenuto che è semplicemente una pagina evangelica; ma proprio del Vangelo nel suo contenuto più semplice di conversione, di dannazione e salvezza, la Chiesa si stava preparando a non parlare più.

 Certo, si parlerà molto di Fatima in questi mesi, ma molto verrà fatto per tradirla. La si ridurrà all’esperienza spirituale di tre bambini, sottolineando solo che Dio è provvidenza e non abbandona gli uomini. La si ridurrà ad una specie di “scuola di preghiera”, come quelle che tanto andavano in voga negli anni '80, ma ci si guarderà bene dal ricordare fino in fondo ciò che la Madonna ha detto in riferimento alla storia dell'umanità e della Chiesa. Si annullerà Fatima dentro la grande ermeneutica della Chiesa di oggi: tutto va riletto dentro lo “spirito del Concilio”, anche Fatima che ne è così evidentemente lontana.

 I cattolici di oggi sono così immersi nel Naturalismo, per cui Dio resta al di là della storia senza determinarne il corso, da non sopportare che una guerra scoppi perché i cristiani non osservano più i comandamenti. Per i cattolici riprogrammati dai vari sinodi diocesani, la storia ha ragioni economiche e sociali, mai religiose.

 Invece Fatima, eco del Vangelo, dice il contrario: le cause sono sempre religiose: dall'obbedienza o meno a Dio, a Gesù Cristo, dipende tutto.

 Il terzo segreto, sia quello che sia, non sarà di una natura diversa da quella dei primi due: ribadirà che la storia dell'umanità e anche quella della Chiesa, dipendono dalla santità o meno dei cristiani. Il terzo segreto riaffermerà che anche la Chiesa si può rinnovare non nelle ottuse analisi umane, ma nell'osservanza della volontà di Dio, possibile solo nella grazia dei sacramenti.
 Apprestiamoci a vivere allora con la semplicità dei bambini, dei bambini di Fatima, questo centenario, consapevoli che non si tratta della celebrazione di un fatto passato, ma di un potente richiamo attuale: se gli uomini continueranno a offendere Dio una guerra peggiore scoppierà... e che sia guerra militare o guerra morale poco importa, visto che in entrambe le anime sono esposte al pericolo della dannazione eterna, da cui la Madonna ci vuole sottrarre.

 Apprestiamoci a vivere il centenario di Fatima accogliendo il grande richiamo della devozione al Cuore Immacolato di Maria, vero e proprio “pugno nello stomaco” per il cristianesimo ammodernato: la comunione riparatrice che cambia il corso della storia.

giovedì 27 aprile 2017

giovedì 20 aprile 2017

TRIDUO 2017 - Video e Omelie


SOLENNE TRIDUO PASQUALE
in rito tradizionale
VOCOGNO


GIOVEDI' SANTO
Messa "In Cena Domini"



VENERDI' SANTO
Solenne azione liturgica
della Passione e Morte di N. S. Gesù Cristo



SABATO SANTO
Solenne Veglia Pasquale
Prima S. Messa di Pasqua



PASQUA
Santa Messa cantata



OMELIE
Omelie di don Alberto Secci

GIOVEDI' SANTO



VENERDI' SANTO



SABATO SANTO



PASQUA

mercoledì 12 aprile 2017

PALME 2017


DOMENICA DELLE PALME


Il video della Domenica delle Palme 
in rito tradizionale a Vocogno.
Benedizione degli ulivi, Processione 
e Santa Messa cantata.
9 Aprile 2017



lunedì 10 aprile 2017

SACRO TRIDUO PASQUALE IN RITO TRADIZIONALE A VOCOGNO


SACRO TRIDUO PASQUALE

Gli orari del Triduo Pasquale 2017
secondo la forma tradizionale del Rito Romano
nella chiesa di Vocogno


GIOVEDI' SANTO
13 Aprile 2017
ore 20.30
Santa Messa in Cena Domini

***

VENERDI' SANTO
14 Aprile 2017
ore 20.30
Liturgia della Passione

***

SABATO SANTO
15 Aprile 2017
ore 20.30
Solenne Veglia Pasquale
Prima Santa Messa di Pasqua


PASQUA

Domenica 16 Aprile 2017


VOCOGNO
ore 10.30
Santa Messa cantata

N.B.: La Domenica di Pasqua non c'è la Messa delle ore 17 a Vocogno.

Lunedì di Pasqua
17 Aprile 2017
ore 10.30 S. Messa cantata

Cappella dell'Ospedale di Domodossola
ore 10.30
Santa Messa cantata

Lunedì di Pasqua
17 Aprile 2017
ore 10.30 S. Messa cantata

lunedì 3 aprile 2017

Domenica delle Palme in rito tradizionale a Vocogno


DOMENICA DELLE PALME


VOCOGNO
9 Aprile 2017

ore 10.30
BENEDIZIONE DEGLI ULIVI
PROCESSIONE
SANTA MESSA CANTATA
[Canto del Passio]

N.B.: Questa Domenica non c'è la Messa delle ore 17 a Vocogno

Cappella dell'Ospedale 
di Domodossola

ore 17.00 Santa Messa

venerdì 31 marzo 2017

AL NATURALISMO NON SERVONO LE CHIESE


Pubblichiamo il numero di Aprile 2017
di "Radicati nella fede"

AL NATURALISMO
NON SERVONO LE CHIESE



AL NATURALISMO NON SERVONO LE CHIESE
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno X n° 4 - Aprile 2017

  Che crisi del Cattolicesimo! Che desolazione ci circonda! Un deserto sconfinato, pieno di ruderi, tra i quali si aggirano anime spaventate in cerca di una guida.
  Apparentemente tutto sembra al suo posto... ancora segni della storia cristiana, monumenti che ti parlano del popolo di Gesù Cristo; ancora immagini di santi... ancora croci e altari... ancora chiese, ma senza la vita dentro.
  Sì, è proprio questa l'impressione violenta: senza la vita dentro.

  Intanto perché la maggioranza delle chiese resta chiusa: ti aggiri nei paesi con al centro, perennemente, la casa di Dio inaccessibile, non si sa per quale prudenza! Fatte per l'incontro degli uomini con Dio, edificate per il culto e per l'adorazione di Nostro Signore Gesù Cristo presente nel Santissimo Sacramento dell'Eucarestia, le chiese restano chiuse. Una parte di esse si apre solo per una veloce messa, il tempo per esplicare il rito scheletrico rinnovato, poi la porta viene di nuovo sprangata, in attesa della prossima volta; e questo solo per i villaggi che hanno, non si sa per quanto tempo ancora, la visita del prete.

  La cristianizzazione del mondo si è propagata nei secoli passati con l'apertura di luoghi di culto. In una terra desolata arrivavano i monaci per primi, iniziavano ad edificare una chiesa e una casa, il monastero, e abitandola vi instauravano la lode di Dio, il servizio all'Altissimo, trasformando quel pezzo di mondo da pagano a cristiano.

  La conversione dei popoli avveniva intorno ai monasteri, vere scuole del servizio di Dio. Paesi e poi città sono sorte attorno a questi luoghi consacrati; gli uomini hanno imparato dai monaci missionari cosa vuol dire vivere da cristiani, hanno imparato una vita redenta.
  Le parrocchie poi, quelle della diffusione capillare della vita cristiana, hanno continuato il lavoro: erano piccoli ma veri e propri monasteri, dove un parroco abitando cristianamente quella porzione di terra assieme ai fedeli, garantiva la possibilità di una vita diversa da quella del mondo senza Dio; una vita ritmata dall'anno liturgico, dalla grazia dei sacramenti, dall'osservanza dei comandamenti. In una parola, garantiva la vita soprannaturale degli uomini.

  È la storia della Cristianità.

  Della cristianità, non solo del Cristianesimo: cioè la storia della trasfigurazione del mondo che prese la forma di Cristo.
  Ne nacque una cultura. Una cultura, cioè una capacità intelligente di affrontare tutto secondo la forma di Cristo: il lavoro, la gioia, i dolori, la vita e la morte, l'arte e lo studio: tutto prese una forma nuova. Il Cristianesimo non solo era nella storia, ma fece la storia.

  Oggi non è proprio più così, che tristezza. Oggi i cristiani non fanno storia, la subiscono.

  Ma da dove arriva questo rivolgimento, questo terremoto inarrestabile che ha raso tutto al suolo?

  Non ne vediamo che una origine: il Naturalismo.

  Il Protestantesimo e il suo “cavallo di troia” che lo ha introdotto tra noi, cioè il cattolicesimo liberale, hanno prodotto il cattolicesimo modernizzato che non è nient'altro che naturalismo.

  Questo naturalismo “cattolico” crede in Dio, ma in un Dio da guardare da lontano, un Dio che in fondo in fondo non si è rivelato; o meglio, si riduce la rivelazione al fatto che Dio dice che c'è. E con questo Dio gli uomini hanno un semplice rapporto tra creatura e Creatore: tutto qui. Allora questo vuoto nel rapporto tra Dio e gli uomini viene riempito dalle nostre idee e opinioni; viene colmato dalle mode del momento, viene assunto come contenuto religioso quello che il mondo pensa: così si assiste a quella perenne giostra di cambiamenti che tanto piace ai cattolici nuovi, che stanno picconando ciò che resta della cristianità.

  Invece Dio si è rivelato.

  E ha rivelato un contenuto: ha rivelato la sua vita intima. Dio è Padre; dall'eternità, quando ancora non splendeva la luce creata sul mondo, Dio genera un Figlio, al quale comunica la sua natura, le sue perfezioni, la sua beatitudine, la sua vita. E il Padre e il Figlio sono uniti in un vincolo d'amore potente e sostanziale, da cui procede quella terza persona che la Rivelazione chiama con un nome misterioso: lo Spirito Santo. È il segreto della vita intima di Dio.

  Per un trasporto d'amore Dio decreta di chiamare delle creature a dividerla: questa vita traboccherà dal seno della divinità per raggiungere e beatificare elevandoli al di sopra della loro natura, degli esseri tratti dal nulla: gli uomini.

  Per questo il Figlio si fa uomo, il Verbo si fa carne: perché in Cristo, nella sua grazia santificante che discende dalla Croce, noi siamo adottati come figli, come veri figli.

  “Ecco, voi siete divinizzati” (Gv 10,34): da questa trasformazione dell'uomo, chiamato a partecipare, ad aderire alla vita intima di Dio, nasce la Cristianità, cioè la trasformazione del mondo intero, della storia e della realtà, chiamata a servire l'unica cosa necessaria, cioè la trasformazione dell'uomo nella santità.

  Questa è l'opera della vita, l'unica in fondo.

  Per questo c'è la Chiesa, per quest'opera hanno lavorato gli operai del vangelo nei secoli, per questo Dio ha voluto la Cristianità, cioè il mondo trasfigurato dalla grazia.
  Ma oggi non si parla quasi più della Trinità, della grazia santificante, della vita intima di Dio, della santità di Dio e della nostra santificazione. Si dice solo che Dio c'è, ma per questo non era necessaria la rivelazione, bastava la ragione umana.

  Per questo le chiese chiudono: alla religione naturale non servono più.

mercoledì 29 marzo 2017

Domenica Laetare


DOMENICA LAETARE
IV DOMENICA DI QUARESIMA
Vocogno, 26 Marzo 2017.


Santa Messa cantata in rito tradizionale


Omelia di don Alberto Secci
Figli della donna libera, non del naturalismo.

domenica 19 marzo 2017

L'ottenebramento


TERZA DOMENICA
DI QUARESIMA


L'ottenebramento
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Domenica 19 Marzo 2017

domenica 12 marzo 2017

Nella Trasfigurazione la rivelazione della vita intima di Dio


SECONDA DOMENICA
DI QUARESIMA


Nella Trasfigurazione 
la rivelazione della vita intima di Dio
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Domenica 12 Marzo 2017

domenica 5 marzo 2017

Fu condotto dallo Spirito nel deserto


PRIMA DOMENICA
DI QUARESIMA


Fu condotto dallo Spirito nel deserto
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Domenica 5 Marzo 2017

sabato 4 marzo 2017

"Convertitevi a me con tutto il vostro cuore"


MERCOLEDI'
DELLE CENERI


"Convertitevi a me con tutto il vostro cuore"
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Mercoledì 1 Marzo 2017

martedì 28 febbraio 2017

PRIMA IL CRISTIANESIMO: L'AUTORITA' E IL POTERE.


Pubblichiamo il numero di Marzo 2017
di "Radicati nella fede"

PRIMA IL CRISTIANESIMO:
L'AUTORITA' E IL POTERE.




PRIMA IL CRISTIANESIMO: L'AUTORITA' E IL POTERE.
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno X n° 3 - Marzo 2017

 Un Cristianesimo debole, che ha dimenticato la Rivelazione Divina nella sua interezza, o che parla di Rivelazione in maniera generale ma non crede più fermamente nei contenuti puntuali della rivelazione, finisce con l'essere attento solo all'aspetto di potere presente nella Chiesa.

 Una Chiesa che dice a parole che Dio si è rivelato, ma, nello stesso tempo, pensa di fatto che Dio sia ancora così nascosto, da puntare tutto solo sulla ricerca umana; da pensare che Dio debba essere rincorso in una estenuante ricerca dell'uomo, poi deve appoggiarsi completamente sull'uomo, e per non esplodere nella completa confusione e anarchia, deve fondarsi sul potere. E questo potere ha la funzione di regolamentare questa ricerca umana, con il quasi esclusivo criterio di fermare, arginare, stigmatizzare chi - obbedendo cattolicamente al contenuto della rivelazione - pensa che si debba obbedire a Dio che ha parlato e non cercarlo come se non si fosse rivelato.

 È il potere interno a una neo-chiesa che, caduta nel puro naturalismo, punta tutta sull'uomo in ricerca ed è strutturalmente nemica della Rivelazione Divina.

 Questo neo-potere della neo-chiesa non ha autorità.

 Sì, perché il potere non è esattamente l'autorità.

 L'autorità è serva della verità, il potere è servo di se stesso.

 L'autorità è di Dio da cui tutto deriva, ed è partecipata da Dio a coloro che sono posti a custodire l'opera di Dio, naturale e soprannaturale.

 Padre e madre sono autorità per i figli; Dio ha suggellato nel quarto comandamento questo rapporto autorevole; ha legato all'onore dato al padre e alla madre la benedizione o la maledizione; ma anche quest'autorità, così naturale, viene da Dio che ha fatto la vita e non potrà mai essere esercitata sui figli in contrasto con la legge di Dio: se tuo padre e tua madre ti comandassero qualcosa contro la legge di Dio, contro la sua rivelazione, tu obbedirai a Dio e non al comando ingiusto e falso dei tuoi genitori.

 Deriva da Dio anche l'autorità dei reggitori del mondo. Re e Capi di Stato hanno un'autorità voluta da Dio, anche quando non sono cristiani, ma pagani o atei. San Pietro raccomanda questo riconoscimento di autorità: “State sottomessi ad ogni istituzione umana per amore del Signore: sia al re come sovrano, sia ai governatori come ai suoi inviati per punire i malfattori e premiare i buoni. Perché questa è la volontà di Dio...” (1 Pt 2,13 e ss.).

 Questa è la dottrina cattolica, quella non inventata dagli uomini ma frutto della rivelazione divina: Dio creatore e governatore del mondo, ha disposto che l'umano consorzio, composto di essere ragionevoli e sociali, avesse un ordinamento fondamentale idoneo a loro; e tale “ordinamento di Dio” consiste radicalmente nell'autorità e nella fratellanza. (…) (Il potere di queste autorità) non deriva da qualche loro privilegio e superiorità naturale, ma proviene da Dio, vero ed unico padrone di tutto e di tutti, il quale per il bene della società ha posto il principio di autorità. - Onde chi resiste a questa, resiste all'ordinamento di Dio (Umberto Benigni, Storia sociale della Chiesa, ed. 2016, vol. I, pg. 58).

 Ma va aggiunto subito che quest'autorità non può essere esercitata contro Dio e la sua volontà: Siccome tutta la base dell'autorità e del suo potere sociale sta nell'ordinamento divino, quell'autorità che comanda cose contrarie alla legge del Signore, perde la propria base; ed il suo comando è nullo. Donde consegue che, nel bivio di disobbedire a Dio o agli uomini, non vi può essere dubbio di scelta (Umberto Benigni, Storia Sociale della Chiesa, ed. 2016, vol. I, pg. 59).

 Se questo riferimento a Dio è essenziale per le autorità naturali, cosa si dovrà dire di quelle che sono preposte alla vita della Chiesa, che è vita soprannaturale, vita di grazia? L'autorità nella Chiesa e il potere che ne è emanazione sono totalmente relative all'opera di Dio, alla salvezza delle anime. Staccare in qualche modo, nella Chiesa, l'autorità da Dio è pura assurdità, questo lo capiscono tutti!

 Ma c'è un modo discreto e tremendo di staccare l'autorità ecclesiastica dal suo fondamento che è Dio, ed è quello di non dare contenuto preciso alla rivelazione.

 Le autorità civili si sono separate da Dio dichiarando lo stato aconfessionale, agnostico o ateo; si sono separate da Dio inventando la loro autonomia nel libera Chiesa in libero Stato; e fondandosi su se stesse, e non su Dio, sono diventate troppe volte incivili.
 Le autorità ecclesiastiche, invece, si sono emancipate da Dio relativizzando la rivelazione: ciò che Dio ha detto è stato storicizzato, reinterpretato, riformulato, ammodernato e alla fine relativizzato. Tutto ciò ha dato il via libera ad una autorità che pensa di fare un cristianesimo nuovo in ogni stagione del mondo, senza vincoli con il deposito della fede. La conseguenza è che questa autorità diventa dispotica, perché resta la sola capace di giudicare se tu sei cattolico o no. Non è più la Rivelazione che ti giudica attraverso l'autorità, ma è l'autorità sola, vedova di una rivelazione relativizzata.

 Questa operazione alla fine distruggerà l'autorità, anzi lo sta già facendo da tempo.
 Gli uomini prima rigetteranno un'autorità senza riferimenti vincolanti, che cambia le verità a piacimento; poi abbandonerà una chiesa terribilmente vuota, senza contenuto divino.

 Solo nell'autorità della Rivelazione, nell'interezza delle fonti – Scrittura e Tradizione – si può salvare l'autorità della Chiesa e nella Chiesa.

 Ecco perché il richiamo alla Tradizione non è mai contro l'autorità, ma fonda l'autorità, la salva.
  Senza la Scrittura e la Tradizione non c'è autorità possibile.

  L'insistenza sull'autorità sganciata dalla Tradizione, ma legata all'innovazione ha posto mano all'opera anarchica nella Chiesa. L'autorità per l’aggiornamento e non per la custodia del deposito divino è la cosa più assurda che sia mai capitata nella storia della Chiesa.

 I nemici lo sapevano: la massoneria, il comunismo ecc... hanno sempre fatto l'occhiolino ai teologi modernisti e li hanno utilizzati per annullare la Chiesa.
 I preti, la maggior parte, non l'hanno capito... così come i clericali: a furia di sottolineare l'autorità piuttosto che la verità, hanno dimenticato quest'ultima per strada.

 I semplici lo intuirono e continuarono in un cristianesimo umile, lasciando blaterare le nuove guide ecclesiastiche.
 Per questo crediamo fermamente che il migliore servizio alla Chiesa sia la fedeltà alla Messa di sempre, sintesi della Rivelazione, unica salvaguardia possibile dell'autorità nella Chiesa e nella società.

 I semplici l'hanno capito; un giorno, dopo l'ubriacatura, anche l'autorità ci ringrazierà.

domenica 26 febbraio 2017

Signore, fa' che io veda.


DOMENICA
DI QUINQUAGESIMA


Signore, fa' che io veda.
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Domenica 26 Febbraio 2017

mercoledì 22 febbraio 2017

MERCOLEDI' DELLE CENERI A VOCOGNO


MERCOLEDI' DELLE CENERI
Vocogno, 1 Marzo 2017


ore 20.30
S. Messa cantata in rito tradizionale
e Imposizione delle Sacre Ceneri

domenica 19 febbraio 2017

In patiéntia


DOMENICA
DI SESSAGESIMA


In patiéntia
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Domenica 19 Febbraio 2017

domenica 12 febbraio 2017

Decisi all'invito di Dio


DOMENICA
DI SETTUAGESIMA


Decisi all'invito di Dio
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Domenica 12 Febbraio 2017

domenica 5 febbraio 2017

Fate tutto nel nome del Signore Gesù Cristo


V DOMENICA
DOPO L'EPIFANIA


Fate tutto nel nome del Signore Gesù Cristo
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Domenica 5 Febbraio 2017

martedì 31 gennaio 2017

La reazione e la recriminazione


Pubblichiamo il numero di Febbraio 2017
di "Radicati nella fede"

LA REAZIONE E LA RECRIMINAZIONE




LA REAZIONE E LA RECRIMINAZIONE
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno X n° 2 - Febbraio 2017

  Gli anni passano, e passano veloci e chi vive di recriminazioni resta senza nulla in mano.

  Questo è vero per ogni cosa della nostra vita umana, ma è vero e forse ancora di più per la vita di fede, per la vita soprannaturale, la vita di grazia.

  Non è vero per un motivo moralistico, perché recriminare non è bene, non è bello; ma è vero per un motivo strutturale, cioè morale: la vita di grazia non può stare con la recriminazione, con il continuo lamento.

  Con questo non vogliamo dire che non si debba reagire al male e alla crisi: questo foglio di collegamento è nato come reazione anche; per essere uomini di Dio occorre essere anche uomini di reazione, occorre reagire; ma la reazione, quella vera, è di natura diversa dalla recriminazione.

  La reazione parte dal positivo di una vita che si pone; la reazione difende un positivo che c'è già.
  La recriminazione, che non è reazione, parte dalla rabbia di chi aspetta da altri la soluzione dei propri problemi. La recriminazione parte da un vuoto terribile.

  Anche tra noi, nel mondo della Tradizione per intenderci, passa questa linea di demarcazione tra reazione e recriminazione.

  Chi, in questi anni, ha fatto la Tradizione, vive in pace e continua a fare un gran bene alla propria anima e alla Chiesa tutta.
  Chi, invece, in questo lavoro non è mai partito, per timidità, per prudenza umana o peggio per calcolo meschinamente umano, oggi vive di rabbia, colpevolizzando il sistema per i propri passi non fatti.

  Invece occorre avere una posizione morale veramente equilibrata, cioè cattolica.

  Ed è equilibrata, cioè vera, la posizione morale che non dimentica nessuno dei fattori in gioco nell'azione umana. Se dimentichi un fattore, diventi di fatto eretico, perché l'eresia è di per sé uno squilibrio, una sottolineatura indebita.

  La vita cristiana è vita soprannaturale, è vita di grazia, ma la grazia non annulla la tua libertà, anzi chiede che la tua libertà si metta in gioco: tu devi corrispondere alla grazia di Dio dentro un'azione reale, e non solo cerebrale. In una parola semplice, la grazia di Dio ti dà la capacità di operare il bene, tu poi devi operare il bene che Dio ti dà la possibilità di riconoscere e operare.
  Negare uno dei due fattori sarebbe squilibrare il disegno di Dio, sarebbe uscire dalla realtà.

  Non siamo Protestanti, sottolineando la grazia di Dio e basta: fanno così quei tradizionali che guardano al valore della Tradizione, e questo è giusto, ma che poi, fermandosi alla pura contemplazione, non agiscono di conseguenza. Non operano scelte concrete, che sono costose, perché la Tradizione diventi una vita reale per loro.

  Eh sì! perché se è vero che nella vita personale non si puo' sottolineare unicamente la Grazia di Dio che salva, dimenticando che da parte nostra deve corrispondere alla Grazia un’azione positiva reale – non ci si salva senza le opere, come ci ricorda san Giacomo nella sua lettera e come ribadisce tutta la Rivelazione e la Tradizione della Chiesa contro la pretesa protestante del sola gratia - se è vero questo per la vita personale, lo è altrettanto per la vita della Chiesa tutta, nel suo aspetto pubblico e sociale; e questo è vero anche per il ritorno della Chiesa alla sua salvifica Tradizione: che senso avrebbe essere giustamente anti-protestanti e poi attendere che la riforma anti-modernista della Chiesa piova dal cielo senza che tu abbia fatto nulla? E il fare non consiste in un recriminare o in un parlare della Tradizione, ma consiste nel porre opere concrete perché la Tradizione viva: prima tra tutte nel celebrare nel vetus ordo e nell’assistere alla Messa di sempre.

  Non siamo nemmeno Liberali, pensando che la grazia possa agire in noi senza limitare le nostre libertà personali (nei liberali le libertà personali prevalgono sempre sulle scelte definitive): che senso avrebbe, anche qui, volere la Tradizione nella Chiesa e non decidersi nell’operare concretamente a favore di essa al fine di restare liberi nei movimenti personali? Quanti “tradizionalisti” rischiano di fare così!

  Siamo cattolici: ci salviamo se corrispondiamo alla grazia, concretamente, se facciamo il bene, non se lo guardiamo da lontano.

  Così siamo Tradizionali, cioè Cattolici secondo l'assioma di Pio X, se facciamo la Tradizione concretamente, fino in fondo, espletando tutte le possibilità concrete che ci sono date, fino al sacrificio di noi stessi; non lo siamo, invece, se ci limitiamo a commentare da lontano la situazione disastrosa della Chiesa, anche se lo facciamo secondo idee tradizionali.

  La fede senza le opere è morta, sempre, anche nella Tradizione... sia questo il richiamo che segni il nostro passo.
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