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lunedì 15 aprile 2019

SACRO TRIDUO PASQUALE IN RITO TRADIZIONALE A VOCOGNO


SACRO TRIDUO PASQUALE

Gli orari del Triduo Pasquale 2019
secondo la forma tradizionale del Rito Romano
nella chiesa di Vocogno


GIOVEDI' SANTO
18 Aprile 2019
ore 20.30
Santa Messa in Cena Domini

***

VENERDI' SANTO
19 Aprile 2019
ore 20.30
Liturgia della Passione

***

SABATO SANTO
20 Aprile 2019
ore 20.30
Solenne Veglia Pasquale
Prima Santa Messa di Pasqua


PASQUA

Domenica 21 Aprile 2019


VOCOGNO
ore 10.30
Santa Messa cantata

N.B.: La Domenica di Pasqua non c'è la Messa delle ore 17 a Vocogno.

Lunedì di Pasqua
22 Aprile 2019
ore 10.30 S. Messa cantata

Cappella dell'Ospedale di Domodossola
ore 10.30
Santa Messa cantata

Lunedì di Pasqua
22 Aprile 2019
ore 10.30 S. Messa cantata

domenica 7 aprile 2019

Exinanivit


PRIMA DOMENICA DI PASSIONE


EXINANIVIT
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Domenica 7 Aprile 2019

sabato 6 aprile 2019

Domenica delle Palme in rito tradizionale a Vocogno


DOMENICA DELLE PALME


VOCOGNO
14 Aprile 2019

ore 10.30
BENEDIZIONE DEGLI ULIVI
PROCESSIONE
SANTA MESSA CANTATA
[Canto del Passio]

N.B.: Questa Domenica non c'è la Messa delle ore 17 a Vocogno

______________________________________________

Cappella dell'Ospedale 
di Domodossola

ore 17.00 Santa Messa

domenica 31 marzo 2019

Tradizione e Chiesa


Pubblichiamo il numero di Aprile 2019
di "Radicati nella fede"

TRADIZIONE E CHIESA



 
TRADIZIONE E CHIESA
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 4 - Aprile 2019

  “Da questo conoscete lo Spirito di Dio: ogni spirito, il quale riconosce pubblicamente che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; e ogni spirito che non riconosce pubblicamente Gesù, non è da Dio, ma è lo spirito dell’Anticristo…” 1 Giovanni 4,2-3.

  Se c'è una cosa urgente, se c'è una cosa non rimandabile è proprio questo riconoscere Gesù Cristo venuto nella carne. Non potremmo dare a questa quaresima e alle prossime feste pasquali contenuto più adeguato; come non potremmo trovare lavoro più essenziale a tutta nostra vita.

  Ogni spirito, il quale riconosce pubblicamente che Gesù Cristo è venuto nella carne è da Dio: abbiamo qui anche il supremo criterio per sapere cosa, e chi soprattutto, è cattolico, e chi no.

  Solo che anche di questo criterio rischiamo di fare una frase astratta. Qualcuno dirà che certamente riconosce che Gesù è vero Dio e vero uomo! Certo che sì, ma occorre domandarsi se questa suprema verità diventa anima e criterio di ogni giudizio e azione; se diventa sguardo con cui affrontiamo l'esistenza e impeto con cui ci mettiamo all'opera.

  Gesù Cristo è venuto nella carne, non è una formuletta da catechismo, sarebbe troppo poco e ingannevole. Il peccato ci fa essere spiritualisti e capacissimi nel togliere corpo a tutto, anche alle verità più sante.

  Gesù Cristo è venuto nella carne: ma dove è affermata l'Incarnazione in tutta la sua scandalizzante potenza? nel suo estremo implicarsi con la nostra vita? Certamente nel mistero della Chiesa.

  Il Corpo di Cristo è la Chiesa. La carne di Cristo è la Chiesa.

  Chi non riconosce, anche qui non teoricamente - non basta, è troppo poco! - ma esperienzialmente il mistero della Chiesa, corpo di Cristo, sua Incarnazione permanente, si comporta come l'Anticristo.

  La Chiesa è tutto per noi, perché Cristo è tutto. E non si dà un Cristo senza Chiesa, suo mistico corpo.

  Santa Giovanna d'Arco interrogata dai giudici suoi persecutori disse: “Di Gesù Cristo e della Chiesa io penso che siano la stessa cosa, e che su questo punto non si debbano fare difficoltà”. È il grido di un cuore fedele che riassume la fede di tutti i Dottori della Chiesa.
  C'è da domandarsi che coscienza abbiamo noi della Chiesa e cosa facciamo per essa. Invece di perderci in quisquilie, facciamo di questa domanda il contenuto dei giorni santi che vivremo. Tutto questo è la radice della moralità e della santità.

  Nella seconda domenica di quaresima san Paolo diceva: questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione. Ma non si dà santità che non c'entri con la Chiesa, altrimenti è uno scimmiottamento umano dell'Anticristo.

  Il cristianesimo rivoluziona le morali umane, quelle che l'uomo si costruisce. Stiamo attenti anche noi a non costruirci una nostra morale, ma a volere ciò che Cristo vuole.

  Ogni morale umana vuole fare il bene e fuggire il male, ma il problema vero è dove sta il bene.

  Il bene per il cristiano è la costruzione del Corpo di Cristo, perché è solo Cristo che ci salva. La Santità dunque è l'edificazione della Chiesa: questo è cristiano, solo questo.

  Partiamo da questo per non seguire l'Anticristo.
  Stiamo a questo lavoro con tutto noi stessi per santificarci sul serio.

  La situazione drammatica della Chiesa, sballottata come una nave nella tempesta da lotte interne ed esterne; umiliata dagli scandali dei suoi figli e giudicata falsamente dagli immorali del mondo, deve portarci ad affermare, ancora più fortemente che mai, che lo scopo del nostro esserci è l'edificazione della Chiesa, punto e basta.

  Il ritorno alla tradizione non ha altro scopo che riconoscere Gesù Cristo venuto nella carne, e permanente in quella carne che si chiama Chiesa.

  Per che cosa ci rifacciamo alla Tradizione, se non per difendere la Chiesa? e difendendo la Chiesa, difendere Gesù Cristo? La Tradizione è la Chiesa stessa, la sua storia ininterrotta, il suo contenuto trasmesso e difeso per venti secoli. La Tradizione è la Verità che è Cristo stesso, ed è gli strumenti di grazia che comunicano Cristo: e tutto questo costituisce la Chiesa.

  L'inganno del demonio, per noi, sarebbe quello di farci brancare la Tradizione per fare a meno della Chiesa, come se un contenuto come la Tradizione potesse esistere senza il suo soggetto che è la Chiesa. Esattamente come i modernisti sono stati ingannati dal demonio, quando si sono richiamati alla Chiesa di “oggi” senza il contenuto della Tradizione.
  Non si può dividere Cristo dalla Chiesa come non si può separare la Tradizione dalla Chiesa!

  Chi sposta l'obiettivo su altro è fuori dal cristianesimo, anche se si dice amante della Tradizione.
  Forse sarà un naturalista tradizionale o uno gnostico tradizionale, ma non un cristiano.
  Il discepolo di Cristo non divide mai Cristo dal suo Corpo.

  Tutto questo diventa verifica morale, occasione di pentimento, ma anche impeto di azione, perché il Signore non ti chiede solo di fruire della chiesa ma di edificarla. L'individualismo è la bestia nera che tutto rovina, che tutto manda in putrefazione, anche le cose più belle, perché uccide la Chiesa in te e attorno a te. E senza la Chiesa non ci sarà Cristo.

  Ma anche qui, che non diventi astratto l'amore alla Chiesa: viviamo uniti, fortemente uniti, la grazia che Cristo ha destato in noi, allora sarà veramente Tradizione. Edifichiamo la Chiesa secondo la Tradizione, là dove il Signore ci ha convocati.



Tristitia et Laetitia


QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA
DOMENICA LAETARE


TRISTITIA ET LAETITIA
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Domenica 31 Marzo 2019

domenica 24 marzo 2019

Ritornerò nella mia casa donde sono uscito.


TERZA DOMENICA DI QUARESIMA


RITORNERO' NELLA MIA CASA DONDE SONO USCITO
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Domenica 24 Marzo 2019

giovedì 21 marzo 2019

Ite ad Ioseph


FESTA DI SAN GIUSEPPE
SPOSO DELLA B. V. MARIA


ITE AD JOSEPH
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Martedì 19 Marzo 2019

domenica 17 marzo 2019

Non dite a nessuno quello che avete visto


SECONDA DOMENICA DI QUARESIMA


NON DITE A NESSUNO QUELLO CHE AVETE VISTO
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Domenica 17 Marzo 2019

sabato 16 marzo 2019

Festa di San Giuseppe a Vocogno

FESTA DI SAN GIUSEPPE
Sposo della B. V. Maria


VOCOGNO
Martedì 19 Marzo 2019

ore 20.30
SANTA MESSA CANTATA
in rito tradizionale


_____________________________________________________________________

A te o beato Giuseppe
preghiera di Papa Leone XIII
 A Te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione, ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio dopo quello della tua santissima Sposa.
 Per quel sacro vincolo di carità, che Ti strinse all'Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, e per l'amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, Te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità, che Gesù Cristo acquistò col suo Sangue, e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni.
 Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia, l'eletta prole di Gesù Cristo: allontana da noi, o Padre amatissimo, gli errori e i vizi, che ammorbano il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; e stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio e mediante il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire e conseguire l'eterna beatitudine in cielo. Cosi sia.

 _____________________________________________________________________

domenica 10 marzo 2019

Nel deserto per essere tentato


PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA


NEL DESERTO PER ESSERE TENTATO
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Domenica 10 Marzo 2019

giovedì 7 marzo 2019

Parce pópulo tuo


MERCOLEDI' DELLE CENERI


PARCE POPULO TUO
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Mercoledì 6 Marzo 2019


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Video Santa Messa

domenica 3 marzo 2019

Charitas


DOMENICA DI QUINQUAGESIMA


CHARITAS
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Domenica 3 Marzo 2019


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giovedì 28 febbraio 2019

Obbedienti


Pubblichiamo il numero di Marzo 2019
di "Radicati nella fede"

OBBEDIENTI




OBBEDIENTI
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 3 - Marzo 2019

 La cosa più insopportabile per un tradizionale è passare per disobbediente. È l'accusa che fa più soffrire perché la più contraria alla verità che si racchiude nel termine stesso di Tradizione. La Tradizione è la grande obbedienza, perché la fede la ricevi, non la costruisci tu. La fede la ricevi attraverso la Rivelazione di Dio comunicata dalla Chiesa e precisata dalla Chiesa. La Tradizione, poi, che si condensa nella Liturgia è tutta un'obbedienza; e il cuore della liturgia che è la Santa Messa non ha senso fuori dall'obbedienza. La messa è l'obbedienza per eccellenza: “fate questo in memoria di me” dice Nostro Signore Gesù Cristo. Anche la struttura della liturgia bimillenaria della Chiesa è tutta basata sull'obbedienza: il rito impone parole e gesti che il prete pronuncia ed esegue, che non improvvisa. Siamo tornati alla messa tradizionale per vivere in questa obbedienza dove le ossa slogate ritrovano il loro posto; l’abbiamo fatto per essere ricostituiti in questa obbedienza, ma che dolore sentirci accusati di disobbedienza! Che dolore e che ingiustizia!

 Occorre entrare profondamente nella questione per comprendere che la nostra non è disobbedienza. Se uno resta in superficie non può capirlo, come non l'hanno capito tutti quei sacerdoti che cinquant'anni fa applicarono con dolore, perché interiormente perplessi, la riforma liturgica che rivoluzionava la messa di secoli all'indomani del Vaticano II. Non amavano la riforma che non aspettavano, lo facevano per pura obbedienza ad una norma della Chiesa, che chiedeva di abbandonare la forma della preghiera che li aveva generati alla fede.

 Loro apparentemente hanno obbedito, noi apparentemente disobbediamo e diciamo di no a questa riforma che non sarà mai buona, anche dopo cinquant'anni dalla sua imperterrita applicazione.

 Se accettiamo di apparire disobbedienti è per l'evidente “sfascio” provocato dal Novus Ordo Missae.
 È un giudizio chiaro che ci muove: il Novus Ordo ha fondato, senza dichiararlo, un nuovo ordine della Chiesa: dopo la messa nuova nulla è stato come prima: Papato, episcopato, sacerdozio, laicato sono come cambiati di natura. La nuova messa ha imposto una reinterpretazione globale del Cattolicesimo, che di fatto lo ha mutato radicalmente. Anche la preghiera, anche quella personale, non sarà più come prima; non sarà più come la preghiera di secoli di cristianità, perché la protestantizzazione aperta dalla riforma conciliare muta anche la forma del rapporto personale con Dio.

 E pensare che tutto questo sfascio, evidente oggi nei suoi disastrosi effetti scristianizzanti, è passato per obbedienza alla Chiesa! Poveri preti e poveri fedeli! Che illusione pensare di cambiare solo la Messa e non tutto il resto. Se cambi la messa cambi tutto, e tutto non sarà più come prima, non potrà più esserlo.

 Ebbene, accettiamo di apparire disobbedienti alla Chiesa, per obbedire alla Chiesa, perché di chiese non ce ne sono due!

 Non ci sono due Chiese, ce n’è Una, Santa, Cattolica, Apostolica, Romana, con dentro un enorme e tragico incidente di percorso che il futuro rivelerà appieno.
 E se disobbediamo alla Chiesa che commette questo enorme errore, lo facciamo obbedendo a quello che la stessa Chiesa ha domandato, come obbedienza, fino all'altro ieri; e l’ha domandato così per secoli e secoli.

 Non ci sono due chiese. Sono i novatori ereticali, invece, che pretendono l'esistenza di due Chiese, quella vecchia e quella nuova. Sono loro a volere quella nuova che sorge dalla rivoluzione della Chiesa di sempre.

 Noi invece, noi tradizionali, non dobbiamo cadere nell'inganno dei rivoluzionari: stiano nell'unica Chiesa, accettando con dolore di sembrarle disobbedienti, amandola più di noi stessi. Accettiamo di sembrarle disobbedienti, amando infinitamente l'obbedienza che fa riposare nell'unione con Dio.
 Amiamo tutto dell'unica Chiesa, la sua storia, i suoi santi, la sua gente, tutta la civiltà che ha prodotto e che ha dato forma ai popoli; amiamo tutto di lei tranne che la rivoluzione che l'ha voluta cambiare con disprezzo.

 I rivoluzionari invece non l'hanno mai amata la Chiesa, e per non andarsene l’hanno cambiata.

 Non cadiamo nel loro inganno, non ci sono due Chiese, ma per capire questo occorre essere lucidi e inesorabili nella condanna di una falsa riforma abortiva.

 Proprio perché falsa, la riforma non ha fondato una nuova Chiesa, ha solo sfigurato la Chiesa di sempre, che permane anche in stato di dolore. Noi l'amiamo come figli obbedienti e per questo custodiamo tutto di lei, a partire dalla sua Santa Messa.

domenica 24 febbraio 2019

Concretezza: i frutti.


DOMENICA DI SESSAGESIMA


CONCRETEZZA: I FRUTTI.
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Domenica 24 Febbraio 2019

domenica 17 febbraio 2019

Non posso dunque fare come voglio?



DOMENICA DI SETTUAGESIMA


NON POSSO DUNQUE FARE COME VOGLIO?
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Domenica 17 Febbraio 2019

domenica 10 febbraio 2019

La Grazia e l'Iniquità


QUINTA DOMENICA
DOPO L'EPIFANIA


LA GRAZIA E L'INIQUITA'
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Domenica 10 Febbraio 2019

sabato 2 febbraio 2019

Legge e profezia


PRESENTAZIONE DI GESU' AL TEMPIO
PURIFICAZIONE DELLA B. V. MARIA
CANDELORA


LEGGE E PROFEZIA
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Sabato 2 Febbraio 2019

venerdì 1 febbraio 2019

L'inganno dei tempi morti


Pubblichiamo il numero di Febbraio 2019
di "Radicati nella fede"

L'INGANNO DEI TEMPI MORTI




L'INGANNO DEI TEMPI MORTI
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 2 - Febbraio 2019

 C'è una sensazione strana, ci tocca vivere in un clima strano, quasi sospeso, dove sembra che non accada niente.
 Il Limbo è stato frettolosamente accantonato dalla teologia cattolica e, ironia della sorte, sembra quasi di vivere in una sorta di limbo della vita della Chiesa, nel quale tutto è fermo.

 Le speranze in un ritorno della Chiesa Cattolica alle sue antiche glorie sono ormai da tempo spente, mentre i fautori della primavera del Concilio, sempre più vecchi di età e forse anche nell'animo, stancamente propinano le lodi di una stagione della Chiesa che sarà registrata negli annali come la più grande catastrofe del cristianesimo mai vista.

 È un tempo sospeso quello che si avverte, un tempo sospeso dove però, a forza di inerzia, la rivoluzione distruttrice del Cattolicesimo sta compiendosi nelle nostre terre. Gli ottuagenari figli del Concilio impazziscono nel loro vuoto di fede, ed esprimono la loro follia riformando il nulla che è rimasto: cambiare, cambiare, per convincersi di esserci ancora e per credere di contare ancora qualcosa per questo mondo! Stanno arrivando a cambiare ciò che avevano già cambiato, non per tornare sulla strada giusta, che sarebbe quella della Tradizione, ma per radicalizzare ancora di più le innovazioni nella disperata ricerca di qualcosa di interessante. Però, per questi agnostici tristemente annoiati, senza il senso di Dio, non ci potrà più essere nulla di veramente interessante.
 Sono arrivati a stancarsi anche del loro messale e a parrocchie ormai vuote imporranno le loro nuove preghiere, forse pensando che il cristianesimo risorgerà perché Dio non induce più in tentazione e dona la pace non agli uomini di buona volontà, ma a quelli che egli ama! Siamo al ridicolo, che è tragico perché è a guida dei pastori.
 Questi vecchi smantellatori non hanno più alcun entusiasmo, lo hanno perso occupando i posti di potere ed esercitando questo potere: quando si sono accorti che la primavera del Concilio non sarebbe mai giunta alla stagione della mietitura, come ipnotizzati nel loro sconcerto, si sono ostinati nell'unica opera loro possibile: impedire con ogni mezzo il ritorno dei fedeli e del clero alla Tradizione, cioè semplicemente al Cattolicesimo da cui provenivano.

 Quanto più è stata fallimentare la loro riforma della Chiesa, tanto più è stata violenta la repressione della Tradizione: come in ogni dittatura occorre negare il passato, perché la gente non faccia confronti con il presente.

 E soprattutto hanno creato un clima moralistico contro la Tradizione, proprio loro che della morale non importava più nulla: e mentre si preparavano a sdoganare tutto, divorzio – aborto – eutanasia – coppie di fatto e perversioni varie, si sono ostinati contro l'unico peccato rimasto, quello di volere la Chiesa come era prima della loro delinquenziale rivoluzione.

 Ora sono stanchi, senza entusiasmo, spenti dentro, ma non cambiano in nulla la loro devastatrice prospettiva: sembra proprio un ottenebramento. Diventano, così, ridicoli e patetici nel gestire le ultime folli riforme nascondendo nervosamente la fine della loro chiesa.

 Facendo così hanno bloccato il mondo cattolico al loro anno zero, quello del Vaticano II da loro mitizzato e falsificato; hanno bloccato tutto al loro anno zero e hanno così azzerato tutto.

 La fregatura sarebbe entrare e vivere nel clima pestifero che hanno costruito, entrare tutti nel loro limbo, nel limbo dei distruttori del limbo. Molto mondo tradizionale rischia di vivere così e avverte l'attanagliante stretta del tempo morto. Troppo mondo tradizionale si fa definire dal clima fallimentare della neo-chiesa e, dopo aver reagito, sta lasciandosi andare a una stanca ripetizione di gesti e parole che non spera più in una rinascita della fede. Questo è proprio il segno del clima mortale della neo-chiesa agnostica.

 Disse Gesù ai suoi discepoli: “Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze...” (Lc 12,35-36).

 Così ci vuole il Signore, expectantibus, gente che aspetta in modo vivo e non rassegnato, è il segno della fede.
 L'attesa poi, l'aspettare vivo, è sempre ricca di opere, di zelo buono, di una capacità di vivere l'amore a Cristo dentro ogni circostanza e situazione, desiderando sempre e sempre di più che molti si convertano e diventino cristiani, a partire da casa nostra.

 Il tempo morto non esiste, è un inganno... il tempo o è con Cristo per l'edificazione, o è contro Cristo per la distruzione... e il nemico fuori e dentro la Chiesa fa vivere il tempo come morto per distruggere quello che resta.

 Beati servi illi, beati quei servi che il Signore quando verrà troverà vigilanti... ma la vigilanza si chiama Tradizione! Il Cristianesimo vissuto secondo la Tradizione bimillenaria della Chiesa è lo strumento formale di questa vigilanza, perché, nell'obbedienza che ti chiede, ti impedisce di distruggere, nell'attesa del suo ritorno, il dono di Dio.

 Invece il demonio costruisce i tempi morti, nei quali l'uomo, bambino annoiato, distrugge il dono di Dio come fosse un suo giocattolo: così hanno fatto della Grazia e della Chiesa.

 Domandiamo una fedeltà operosa alla Tradizione, facendoci umili costruttori dell'opera di Dio, affinché quest'opera possa raggiungere i più.

domenica 27 gennaio 2019

Lo adorava


TERZA DOMENICA
DOPO L'EPIFANIA


LO ADORAVA
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Domenica 27 Gennaio 2019

sabato 26 gennaio 2019

Festa della Presentazione di Gesù al Tempio e Purificazione della B. V. Maria a Vocogno



VOCOGNO
  Sabato 2 Febbraio 2019
 
FESTA DELLA PRESENTAZIONE 
DI GESU' AL TEMPIO
PURIFICAZIONE DELLA B. V. MARIA


ore 17.00
S. MESSA CANTATA in rito antico
BENEDIZIONE DELLE CANDELE


domenica 20 gennaio 2019

A Cana manifestò la sua gloria: il richiamo a un metodo che è anche il destino.


SECONDA DOMENICA
DOPO L'EPIFANIA


A CANA MANIFESTO' LA SUA GLORIA:
IL RICHIAMO A UN METODO CHE E' ANCHE IL DESTINO.
Omelia di don Alberto Secci
Vocogno, Domenica 20 Gennaio 2019

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